L’humming come pratica di regolazione neurovegetativa

Meccanismi d’azione, substrati anatomici e implicazioni cliniche

Il primo articolo di questa serie si è concluso sostenendo che la stessa via neurale che traduce lo stress in contrazione laringea può essere percorsa in senso inverso. Qui proviamo a dimostrare quanto detto attraverso l’analisi del gesto vocale più semplice e al tempo stesso più ricco di conseguenze neurofisiologiche: l’humming.

L’humming è una fonazione a bocca chiusa con emissione di un suono continuo ed è utilizzato da secoli in pratiche meditative, rituali e pedagogiche di culture diverse. La convergenza di tradizioni così distanti su uno stesso gesto non è casuale: riflette un effetto fisiologico robusto che la ricerca contemporanea ha cominciato a caratterizzare con crescente precisione. Quello che segue è un tentativo di sintesi dei meccanismi d’azione documentati, organizzati per livello anatomico con precisazione dei limiti delle evidenze attuali.

Classificazione biomeccanica: l’humming nei SOVTE

Dal punto di vista della foniatria e della pedagogia vocale, l’humming appartiene alla categoria dei semi-occluded vocal tract exercises (sovte): esercizi che prevedono una chiusura parziale del tratto vocale anteriore, con conseguente aumento dell’impedenza acustica a valle della glottide. Questa configurazione produce tre effetti biomeccanici rilevanti e cioè la riduzione della pressione di contatto delle corde vocali durante la fonazione, l’ottimizzazione del rapporto tra pressione sottoglottica e resistenza glottica e l’amplificazione del feedback propriocettivo lungo l’intera colonna vibratoria incentivando la retrazione falsocordale. Ingo Titze ha descritto analiticamente la meccanica di questo trasferimento d’impedenza, dimostrando che i sovte creano condizioni acustiche favorevoli alla vibrazione efficiente con minima tensione muscolare. Questo è il livello su cui si fonda l’uso dell’humming nella pedagogia vocale tradizionale ed è il livello meccanico piú consolidato. Quanto segue invece esplora ipotesi di azione meno definite a carattere scientifico, ma sperimentate su un piano esperienziale attraverso la pratica personale e didattica.

La stimolazione vagale per via vibratoria

Il meccanismo più direttamente documentato riguarda la stimolazione del nervo vago attraverso la propagazione vibratoria nella regione laringofaringea, durante la fonazione infatti, le strutture mucose e cartilaginee della laringe e della faringe sono soggette a una vibrazione meccanica prolungata, che stimola le terminazioni afferenti del vago distribuite a questo livello.

Effetti autonomici documentati attraverso l’HRV

Le evidenze supportano maggiormente ciò che concerne le modificazioni della variabilità della frequenza cardiaca (HRV), indicatore del tono parasimpatico. Trivedi et al. (2023) hanno mostrato che la pratica del bhramari pranayama (variante yogica dell’humming) riduce l’indice di stress e migliora i parametri hrv come sdnn e total power1* rispetto a condizioni di stress o attività fisica, in soggetti sani.

la stimolazione vagale per via vibratoria non è un effetto collaterale dell’humming: è un meccanismo d’azione primario con conseguenze misurabili sul tono autonomico e, attraverso di esso, sulla qualità della fonazione.

Ipotesi di propagazione vibratoria intracranica

Un livello esplorato in pedagogia vocale riguarda la propagazione delle vibrazioni attraverso le strutture ossee del cranio, come le cavità paranasali e la glabella, regione ossea interposta tra i due archi sopraccigliari, che fungono da casse di risonanza. Tale fenomeno è noto ai cantanti lirici che amplificano i suoni sfruttando gli spazi risonanziali sovraglottici e craniali tramite conduzione ossea. Questa dinamica stimola potenzialmente terminazioni del nervo trigemino, che mantiene connessioni afferenti con strutture limbiche, inclusa l’amigdala, coinvolte nell’elaborazione emotiva e nella regolazione dell’umore e spiega la qualità soggettiva della risposta all’humming, spesso descritta come sensazione di calma centralizzata e difficilmente riconducibile al solo rallentamento respiratorio. La stimolazione per via vibratoria apre quindi una linea di ricerca rilevante per la comprensione delle pratiche vocali contemplative, dove l’humming e il chanting sono stati associati a modificazioni dello stato di coscienza non spiegabili attraverso i soli meccanismi respiratori.

Il sistema dei diaframmi: oltre il toracico

L’analisi biomeccanica convenzionale della voce si concentra sul diaframma toracico come struttura centrale del supporto pneumatico, tuttavia questa prospettiva, per quanto corretta, è parziale. Una lettura sistemica del corpo vocale deve infatti considerare l’insieme delle strutture membranose orizzontali, ossia i diaframmi nel senso osteopatico del termine, che organizzano la tensegrità corporea e partecipano alla propagazione vibratoria durante la fonazione attraverso i meccanismi di appoggio e sostegno della dinamica pneumofonica.

Nell’humming la colonna vibratoria si propaga verticalmente attraverso queste strutture e in particolare quattro aree meritano attenzione:

il diaframma toracico: il più studiato, poiché è il principale muscolo inspiratorio, tuttavia rappresenta il punto di convergenza tra sistema autonomo e la meccanica respiratoria per le connessioni al n. vago grazie al ruolo di massaggio che effettua la sua mobilizzazione sull’esofago che passa per il forame esofageo. Nell’humming, la sua partecipazione vibratoria è amplificata dalla fonazione a bocca chiusa, che prolunga la fase espiratoria e aumenta il tempo di stimolazione vagale.

il diaframma pelvico: anatomicamente collego al toracico, con attivazione durante la fonazione, rappresenta la base della colonna di pressione corporea. La sua attivazione durante la fonazione è documentata elettromiograficamente e la qualità della sua risposta condiziona il radicamento corporeo della vibrazione; la differenza percepita è tra una voce che risuona nel corpo e una voce che resta confinata alla regione toracica superiore.

il diaframma orale: costituisce il primo punto di chiusura e amplificazione della colonna vibratoria durante l’humming. La resistenza generata dalle labbra, la posizione della lingua che determina l’altezza laringea, sono i meccanismi biomeccanici che rendono l’humming un sovte efficace; la loro mobilità e il loro stato tensionale condizionano la qualità della risonanza anteriore e del suono.

Il tentorio del cervelletto: la membrana intracranica che separa cervelletto e lobi occipitali, riceve le vibrazioni per trasmissione ossea attraverso la volta cranica. La sua mobilità è uno dei parametri chiave del sistema craniosacrale di Sutherland, e le variazioni tensionali a questo livello influenzano l’ambiente meccanico del sistema nervoso centrale.

lavorare con l’humming significa lavorare simultaneamente con tutti questi livelli. La colonna vibratoria sonora percorre tutto il corpo.

La dimensione somato-emozionale: il viale dell’espressione



Il percorso anatomico descritto, dalla base cranica attraverso laringe, diaframma toracico fino al bacino, corrisponde a quello che J. Upledger ha denominato “Avenue of expression”, il viale dell’espressione: una via funzionale lungo la quale, secondo il modello craniosacrale, si concentra la tensione prodotta dalle emozioni non espresse secondo il modello craniosacrale. Independentemente dall’adesione a tale modello, una osservazione clinica solida sostiene che le tensioni fasciali distribuite lungo questo percorso (cervicali, mediastiniche, diaframmatiche, periioidee) modificano la qualità della propagazione vibratoria e, conseguentemente, la qualità della fonazione con una relazione è bidirezionale: la tensione altera la vibrazione, e la vibrazione sostenuta può modificare la tensione.

Questo secondo versante, ossia la capacità della vibrazione di agire sulle tensioni fasciali di origine neurovegetativa, è l’aspetto clinicamente più rilevante per il lavoro integrato sulla voce. Non si tratta di un effetto mistico ma di fisiologia della risonanza: le frequenze prodotte durante l’humming sono fisicamente in grado di indurre modificazioni nel tono dei tessuti molli attraverso cui si propagano.

Un fenomeno comune e ben documentato in terapia vocale, canto espressivo e release somatico, specialmente con persone che hanno “blocchi emotivi” o storia di voce trattenuta e/o inespressa, sperimentano, a seguito dell’emissione di suoni specifici, pianto, commozione o riso quasi inspiegabilmente. In realtá la spiegazione è che suoni forti o acuti (es. belting, acuti lirici, humming amplificato) attivano il nervo vago e il sistema parasimpatico, bypassando filtri razionali e rilasciando emozioni soppresse immagazzinate somaticamente (laringe, diaframma). Questo fenomeno provoca una sorta di catarsi o rilascio emozionale attraverso il pianto (grief/angoscia) o il riso (rilassamento post-tensione).

Implicazioni per la pratica clinica e pedagogica

La classificazione dell’humming come sovte ne descrive solo la dimensione biomeccanica superficiale, una comprensione integrata di tale pratica rispetto alle evidenze e le ipotesi menzionate suggerisce anche un uso clinico e pedagogico significativamente piú ampio da quello dell’esclusivo riscaldamento vocale. In ambito riabilitativo, l’humming rappresenta un punto di ingresso privilegiato per lavorare sul tono autonomico misurabile attraverso HRV in soggetti con disfonia da tensione muscolare, dove la correzione tecnica diretta incontra spesso la resistenza dei pattern neurovegetativi giá descritti e la sua accessibilità lo rende applicabile in contesti clinici eterogenei; in ambito pedagogico e artistico, integrare l’humming sia come pratica di regolazione autonomica sia come esercizio tecnico, modifica la qualità della disponibilità vocale dello studente prima ancora che inizi il lavoro specifico sulla fonazione. In ambito artistico, la comprensione dei meccanismi d’azione orienta l’uso consapevole dell’humming nella preparazione alla performance: come riscaldamento muscolare e come intervento sul sistema nervoso autonomo, con effetti documentati sulla qualità dell’ingaggio sociale e dunque sulla qualità della presenza scenica.

Riferimenti bibliografici

Titze, I.R. (2006). voice training and therapy with a semi-occluded vocal tract. journal of speech, language, and hearing research, 49(2), 448–459.

Trivedi, G. et al. (2023). humming (simple bhramari pranayama) as a stress buster. pmc10182780.

Bordoni, B. et al. (2018). the influence of breathing on the central nervous system. cureus, 10(6).

Bordoni, B. & Zanier, E. (2013). anatomic connections of the diaphragm: influence of respiration on the body system. Journal of multidisciplinary healthcare, 6, 281–291.

Upledger, J.E. (1997). somatoemotional release and beyond. ui publishing.

Albornoz, Y. (2011). Crying in music therapy: An exploratory study. Music Therapy Perspectives, 29(2), 95-102.Koelsch, S. (2010). A neuroscientific perspective on music therapy. Annals of the New York Academy of Sciences, 1169(1), 374-384. Clift, S., & Hancox, G. (2001). The perceived benefits of singing: Findings from preliminary surveys. Perspectives in Public Health, 121(4), 248-256.

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. 01 — la voce come fenomeno neurobiologico ·

*1SDNN è la deviazione standard degli intervalli RR normali (Standard Deviation of NN intervals): misura la variabilità complessiva degli intervalli tra battiti cardiaci in un dato periodo (es. 5 minuti). Un valore alto (>50 ms buono, >100 ms ottimo) indica buona flessibilità del sistema nervoso autonomo, con prevalenza parasimpatica (recupero, rilassamento). Riflette l’equilibrio globale tra simpatico e parasimpatico. Total Power è la potenza totale spettrale nell’analisi in frequenza dell’HRV: somma di tutte le componenti di variabilità (LF + HF + VLF). Rappresenta l’efficienza complessiva del sistema autonomo; valori normali >8 log ms², ottimali >9. Aumenti significano miglior regolazione autonomica, come visto in Trivedi (2023) con humming vs stress. SDNN e total power più alti durante Bhramari indicano shift parasimpatico, riducendo stress index.

Qui ti lascio un brano che prevede l’uso dell’humming e che puoi provare a cantare

 

 


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